FEDERICA BRIGNONE, DALL'INFORTUNIO ALL'ORO OLIMPICO. IL PARERE DEL CHIRURGO: «VISTA LA FRATTURA NON ERA IMMAGINABILE»

La medaglia d’oro nel superG olimpico di Federica Brignone ha il sapore dell’impresa. Una vittoria che, appena dieci mesi fa, sembrava fuori portata. «Vista la frattura non era immaginabile», ammette Andrea Panzeri, presidente della Commissione Medica Fisi e chirurgo che lo scorso aprile ha operato la campionessa dopo la rovinosa caduta che le aveva provocato la rottura di tibia, perone e legamento crociato.

Due interventi chirurgici, il primo a Milano, alla clinica La Madonnina, il secondo a Torino, hanno segnato l’inizio di un percorso complesso e delicato. Oggi, però, quel percorso si è trasformato in oro olimpico. «La campionessa fa sempre la differenza», sottolinea Panzeri. «Se non fosse così, oggi non saremmo qui. Se fosse stata una persona normale sarebbe ancora in riabilitazione. Lei ci ha messo tantissimo del suo, ma su questo non avevamo alcun dubbio».

Tecniche avanzate e riabilitazione su misura

Fondamentale, spiegano i medici, è stato l’approccio integrato adottato nel recupero. «L’utilizzo di tecniche mininvasive e l’integrazione della medicina rigenerativa sono stati decisivi per accelerare la guarigione dei tessuti molli e migliorare l’ambiente biochimico intra-articolare», evidenzia il professor Andrea Bernetti, segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa).

La complessità della frattura imponeva un monitoraggio clinico e funzionale che andasse oltre la riabilitazione tradizionale. «In questi casi il percorso è ancora più individualizzato e richiede un approccio multimodale e multiprofessionale, con tecnologie di monitoraggio e trattamento di ultima generazione», spiega Bernetti.

Il team di specialisti ha lavorato in sinergia, validando ogni fase del recupero attraverso parametri oggettivi.

La forza mentale della “Tigre di La Salle”

Accanto all’eccellenza medica, però, c’è stato un altro elemento determinante: la resilienza dell’atleta. «Per una sportiva di 35 anni affrontare un calvario di dieci mesi fatto di dolore, riabilitazione estenuante e incertezze sul futuro professionale richiede una forza mentale non comune», osserva il medico-fisiatra.

Non a caso Brignone è soprannominata la “Tigre di La Salle”. Già il solo ritorno in gara alle Olimpiadi sarebbe stato un successo. Dopo l’oro nel superG, l’impresa assume contorni epici. «Da oggi, conclude Bernetti, possiamo dire che l’impresa eroica di Federica Brignone entra di diritto nella leggenda dello sport mondiale».

2026-02-12T17:11:33Z